Lascia tutto e seguiti ( Fine intervallo )

9 novembre 2017

“Il mondo è grigio, il mondo è blu!” (1)

Il freddo stava cominciando a farsi insistente ma lui era soave nella lettura del suo fumetto. Era sotto le coperte e leggeva e ascoltava musica ed era nel suo nirvana personale. Tex picchiava e sparava silenziosamente ma ogni tanto quella realtà veniva strappata via dalla voce familiare e com’era dolce perdersi in quelle canzoni. Lasciava che le note e le percussioni e le voci gli solleticassero i ricordi affinché ridessero. Nel silenzio del suo appartamento le canzoni si succedevano deboli mentre fuori novembre si affrettava a portare la notte. Nel tepore di quel momento poggiò il fumetto sulla pancia e rimase trasognato a ricordare quell’estate di trentasei anni prima. Il caldo terribile di un viaggio lunghissimo in treno, con una valigia con pochi vestititi e molti libri e fumetti. Nella mente curiosa di quel tempo si accalcavano racconti dei cugini più grandi di ragazze vogliose e spregiudicate con storie di astronavi e robot antropomorfi. Ricordava di un’edizione de “Il Signore degli Anelli” a cui aveva tolto la sovraccoperta e lo spacciava per la “Bibbia”, credendo di darsi un tono con le ragazze ma decretando la sua frustrazione. Aveva tredici anni e molte cose decisamente non le aveva ancora capite. Dopo tanto tempo questa inesperienza lo faceva ridere. Trillò il cellulare. Guardò chi era e chiuse la telefonata. Rifece il numero e quando dall’altra parte risposero disse sorridendo “Ciao, Amore mio…”

“Nomadi che cercano gli angoli della tranquillità nelle nebbie del nord e nei tumulti delle civiltà, tra i chiari scuri e la monotonia dei giorni che passano, camminatore che vai cercando la pace al crepuscolo. La troverai alla fine della strada.” (2)

Aveva guardato oltre e non aveva visto nulla. Glielo chiedevano i conoscenti ma gli amici già sapevano la risposta. Non aveva visto nulla e aveva capito perché: perché non c’era nulla su cui speculare se non se stesso. Tutti i suoi sogni glielo dimostravano: era il centro del cosmo e dentro possedeva tutte le sfaccettature, tutti i riverberi, tutte le scintille gloriose dell’intelletto. Nulla di divino, nulla di meravigliosamente mistico. I sogni erano i suoi sogni, i desideri erano i suoi desideri, come sue erano le sue conoscenze e le sue percezioni. Era stato solo e ne aveva gioito. Non era intervenuta nessuna forza altra e questo gli aveva donato serenità. Non era una prova, certo, ma se qualcosa esisteva aveva deciso di tacere e di lasciarlo in pace. Nei suoi sogni i colori meravigliosi si mischiavano al susseguirsi di sconosciuti sorridenti pronti a donargli ciò che lui chiamava ‘Casa’ e lui accettava commosso. C’erano stelle e ricordi e silenzio. Tutto era pace. Solo la musica riusciva a manifestarsi. Note sconosciute e melodie note. Non le riconosceva ma gli erano familiari e ad ascoltarle sorrideva. Pochissimi dei suoni esterni e delle parole sussurrategli gli giungevano, sfiorando corde dimenticate. Solo quelle musiche. Solo quei canti. Ci fu una volta che afferrò alcune parole: “Gentile è lo specchio, guardo e vedo che la mia anima ha un volto. Ti saluto divinità della mia terra, il richiamo mi invita (3) e mentre giaceva nel letto della sala rianimazione dell’ospedale pianse di felicità. Non era morto. Dormiva, lo sapeva come sapeva che si sarebbe svegliato ma non era morto. Aveva tempo, se lo sarebbe preso tutto. Era suo, lo aveva preteso e ottenuto. A questo modo permise che tutto si mischiasse.

Quanta pace trova l’anima dentro, scorre lento il tempo di altre leggi di un’altra dimensione e scendo dentro un oceano di silenzio, sempre in calma. (4)

Era al suo bar preferito a sorseggiare il caffè guardando distrattamente i titoli del giornale quando si avvicinò l’uomo. Alto e magro, grande sorriso circondato da capelli ricci e neri. Lui rimase a guardarlo con un sorriso sornione e la tazzina a mezz’aria mentre l’uomo si sedeva al suo tavolino.
“Allora, Cla? Che dici?”
L’amicizia si riversò in quell’angolo d’universo, riscaldandolo.

Viaggeremo più veloci della luce, intorno al sole, come macchine del tempo contro il tempo che non vuole.” (5)

“Quindi?”
“Quindi cosa?”
“Chessemagna?”
“Orzo e lenticchie.”
“Con… ?”
“Con olio, un pizzico di sale, cipolla tritata, un pizzico di peperoncino e un altro di curcuma.”
“Curcuma?”
“Curcuma. Ha un mucchio di proprietà: antiossidante, antitumorale, antidolorifica, disintossicante…”
“Antidisintossicante, forse…”
Lei rise, continuando a mescolare. Lui, da dietro, allungava il collo e annusava, cercando di guardare.
“Un po’ di zenzero no?”
“Lo zenzero fa aumentare la pressione.”
“Mannò, guarda…”
Lui prese il cellulare e cercò ‘zenzero’. Trovatolo continuò “… ecco, senti: antinfiammatorio, antinausea, antibiotico, antivirale e afrodisiaco.”
“Afrodisiaco?”
“È scritto qui!”
“Afrodisiaco.”
“Già! Afrodisiacissimo! Son già tutto un fuego solo a parlarne!”
“… e passamelo, non si sa mai!”
“Come non si sa mai…”
“Quanto ne metto?”
“Poco: ho già sonno.”
“Una spezia defibrillatrice, ti ci vorrebbe!”
Risate mentre ancora la notte di novembre scendeva nera e cristallina.

E scivola la sera tra i luoghi che attirano il mio sguardo, la mia attenzione. (6)

Ormai il freddo era arrivato per rimanere. Sarebbe aumentato, forse avrebbe nevicato ma non quella notte. Sotto le coperte sentiva col braccio il calore della schiena di lei. Nel buio la luce debole del Kindle gli raccontava “Il sergente” di Paolini, un testo che sapeva di terra, fango, ghiaccio e sangue. Il silenzio era interrotto solo dal debole russare di lei. Interruppe la lettura, poggiò il Kindle sulla pancia e rimase trasognato a ricordare l’estate appena passata. A settembre era rimasto commosso a guardare il sole calare lentamente nel mare calmo. Aveva filmato con lo smartphone e aveva caricato il video su Youtube ma ogni volta che riguardava il filmato sentiva che nulla di quel momento poteva essere riprodotto. Nella mente ancora curiosa si accalcavano profumi, colori e suoni. La meravigliosa sostanza del mare, il sublime calore della terra al tramonto. Aveva quarantanove anni e molte cose decisamente gli appartenevano. Il ricordo di quella spiaggia lo riempiva di tenerezza. Lei borbottò qualcosa, si girò e gli chiese “Amore… tutto bene?” Lui si voltò e la baciò sulla fronte con delicatezza. “Si, Vita. Leggo ancora un poco e poi mi addormento”. Lei lo baciò delicatamente sulle labbra e si rigirò verso i suoi sogni. Lui riprese il Kindle e, alla fine del capitolo, lo spense. Si girò verso di lei e aderì alla schiena. Il sesso contro il sedere, l’addome contro la schiena, le labbra sui capelli.
Il suo profumo.
Lei si spinse istintivamente verso di lui e così si addormentarono.

Lascia tutto e seguiti. I tuoi occhi dunque trascorrono svagati ed ozi come una spiga. Come sempre le foglie cadono d’autunno.” (7)


(1)Cuccurucucù” da La voce del padrone di Franco Battiato, 1981, EMI Italiana.
(2)Nomadi” da Fisiognomica di Franco Battiato, 1988, EMI.
(3)Un irresistibile richiamo” da Apriti sesamo di Franco Battiato, 2012, Universal.
(4)L’oceano di silenzio” da Fisiognomica di Franco Battiato, 1988, EMI.
(5)Una cellula” da Fetus di Franco Battiato, 1971, Bla Bla.
(6)La preda” da Gommalacca di Franco Battiato, 1998, PolyGram.
(7)Il mantello e la spiga” da Gommalacca di Franco Battiato, 1998, PolyGram.

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